INTRODUZIONE GENERALE

L’itinerario inizia dalla Rocca, poderosa costruzione quadrangolare in posizione dominante sulla vallata del Fiastra e sul borgo medievale di Urbisaglia. Dalla Rocca si prosegue verso la contigua piazza Garibaldi, sulla quale si affaccia la Collegiata di S. Lorenzo che conserva un trittico attribuito a Stefano Folchetti. All’uscita della chiesa, attraversata la piazza, inizia corso Giannelli, la via principale del centro storico.

Il primo monumento che si incontra sulla destra è la Chiesa dell’Addolorata, la più antica edificata all’interno del paese. Subito dopo Palazzo Brunelli, un edificio porticato dei primi dell’Ottocento, che fu sede della “Casa del Fascio” durante il Ventennio fascista. Sulla facciata, una lapide ricorda la morte di due caduti a Dogali, mentre una seconda ricorda alcuni cittadini urbisalviensi che beneficiarono la collettività con dei lasciti testamentali: Angelo Buccolini, Innocenzo Petrini e Alessandro Giannelli. Di fronte Palazzo Brunelli si erge la torre campanaria, con una stele a ricordo dei caduti urbisalviensi delle guerre mondiali.

Da questo punto partono due vie perpendicolari al corso, in fondo alle quali si aprono Porta Trento e Porta Piave, gli antichi accessi al castello medievale.

Continuando lungo Corso Giannelli, si incontrano a sinistra il Palazzo Comunale e, in fondo la via, la chiesa di San Giorgio e Porta Vittoria, costruita nel sec. XIX.

Usciti dalla Porta, sulla destra, il Parco della Rimembranza, dove ogni albero ricorda un caduto urbisalviense nelle guerre mondiali. Al centro la fontana di Giuliano Giganti.

Più avanti si alza l’imponente edificio dell’Asilo infantile, costruito per volontà di Alessandro Giannelli. La costruzione si ispira al primo Rinascimento, i portoni sono decorati in travertino e le finestre sono ornate in terracotta.

Proseguendo a Nord, dopo l’Asilo, un altro parco pubblico denominato Giardino della Pace, da cui lo sguardo domina sulla Vallata del Fiastra e l’intero Parco Archeologico.

Dall’altra parte della strada il Sacrario dei caduti, che ospita il Museo delle Armi.

Una passeggiata per i vicoli di Urbisaglia permetterà di gustare suggestivi scorci e scoprire piccole testimonianze del passato: case che conservano archi di ingresso a tutto sesto o in stile gotico, finestre minuscole, cornici arrotondate. Lungo via A. Buccolini l’antico Ospedale, costruito nel 1862 dalla Congregazione di Carità e il Monte Frumentario. Lungo via Petrini la sede di quello che fu il Monte dei Pegni, fondato da A. Buccolini nel 1869.

La cinta muraria che racchiude il centro storico conserva sia le tracce di muri romani (forse connessi alle opere di terrazzamento e sostruzione) che quelle medievali del castello di Urbisaglia. Queste ultime culminano con due torrioni ancora ben conservati e appartenenti a case private. Sulla vecchia via per Tolentino, fuori dalle mura, la Fonte Pecolle , che captava l’acqua dall’acquedotto romano.

Il territorio del Comune di Urbisaglia comprende tre frazioni: Frazione Convento, così chiamata per la presenza dei frati del SS. Crocifisso, di cui rimangono la chiesa e tracce del monastero; Frazione Maestà, con la preziosa Chiesa della Maestà o S. Maria del Massaccio e Frazione Abbadia di Fiastra, con l’omonima Riserva Naturale e l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra.

Urbisaglia moderna si è sviluppata verso monte, con un nuovo popoloso quartiere che ha il suo centro in Piazza Minerva, progettata dall’artista romano Giuliano Giganti.


La Rocca

La Rocca è posta nell’angolo occidentale del tracciato delle mura della città antica. La sua posizione, dominante l’intero spazio cittadino, fa ipotizzare che qui fosse localizzato l’arce o il Campidoglio. Tracce consistenti di agglomerati in calcestruzzo di epoca romana sono ancora oggi visibili all’interno della Rocca. In questo luogo si rifugiò la popolazione nel periodo successivo alla caduta dell’impero romano, quando ci fu il ritorno alle alture per motivi di sicurezza, dando origine al Castro de Orbesallia. Già i documenti del XII secolo ci testimoniano la presenza di una fortificazione, più volte rimaneggiata e riadattata nei secoli a causa dei continui scontri fra Urbisaglia e Tolentino. 

La Rocca , nelle sue forme attuali, fu terminata nel 1507, dopo due secoli di dominazione tolentinate, per prevenire ribellioni della cittadinanza insofferente al suo potere. Nella costruzione dell’edificio sono state applicate le tecniche caratteristiche delle fortificazioni concepite dopo l’avvento della polvere da sparo: i torrioni e le cortine sono provvisti di una forte scarpatura e, a livello del piano di calpestio, sono presenti le bombardiere dove venivano piazzate le bocche da fuoco.

La Rocca ha forma di trapezio, con lati disuguali e quattro torrioni agli angoli. Questa forma asimmetrica risponde alle funzioni che Tolentino attribuiva alla Rocca: difesa da un eventuale attacco dall’esterno e, nello stesso tempo, controllo e repressione di una eventuale ribellione interna.

L’ingresso originario si apriva nella torre di guardia posta sotto al mastio. Vi si accedeva per mezzo di una scala di legno che, in caso di pericolo, poteva essere ritirata. L’ingresso era comunque protetto dal prospiciente torrione settentrionale e dal sovrastante mastio.

L’interno della Rocca è in parte occupato dai ruderi delle precedenti fortificazioni. Nei torrioni sono situate le troniere per effettuare il tiro diretto e fiancheggiante. In particolare, all’interno del torrione sud, si scorgono le tracce delle mura romane, e fra il torrione sud e quello est si nota una sorta di caditoia che probabilmente serviva da latrina. Il Mastio, che ha subito vari rifacimenti dal XII al XV secolo, conserva all’interno tre vani, adibiti ad abitazione della guarnigione. I camminamenti di ronda, ancora percorribili, erano forniti di caditoie e feritoie per il tiro ficcante e piombante. Dall’alto della Rocca si apre un magnifico panorama che spazia dai Monti Sibillini fino al mare, e una vista d’insieme sul borgo di Urbisaglia.


Collegiata di San Lorenzo

La chiesa, a pianta circolare con otto colonne che sorreggono gli archi a tutto sesto, venne costruita fra il 1790 e il 1800. Dal 1925 iniziò la sua ristrutturazione e la decorazione secondo lo stile del tempo. Nello stesso periodo Ciro Pavisa (1890-1973) affrescò l’abside con cinque episodi della vita di San Lorenzo. Gli affreschi, completati da una epigrafe che ne chiarisce il significato, sono, da sinistra: Guarigione degli ammalati (“Diede la vista ai ciechi”), I Tesori della Chiesa (“Questi sono i testori della Chiesa”), Il supplizio sulla graticola (“Sulla graticola non negò Dio”),  Arresto di Sisto II (“Dove vai, padre, senza il figlio?”), Esercizio del Ministero (“Sbrigati a battezzarmi”).

Di notevole interesse, nella prima cappella a destra dell’ingresso, il Trittico di Stefano Folchetti di San Ginesio, del 1507, come riferito dal cartiglio centrale. Esso rappresenta al centro lo sposalizio mistico di S.Caterina d’Alessandria con Gesù e, ai lati, San Lorenzo martire e San Pietro apostolo. Sulla predella sono raffigurati i dodici apostoli con al centro la figura del Cristo. Nel pilastro laterale sinistro le figure di San Sebastiano, San Francesco d’Assisi e San Nicola da Tolentino. Nel pilastro laterale destro San Rocco, Sant’Agata e Santa Apollonia. Nei semipennacchi è raffigurata l’Annunciazione.

Nella seconda cappella a destra dall’ingresso l’altare del Sacro Cuore, la cui effige, molto venerata dagli urbisagliesi, fu portata in processione nell’aprile del 1893 per invocare la pioggia dopo un lungo periodo di siccità. Secondo la devozione la richiesta venne esaudita e da allora, ogni 28 aprile, si celebra ad Urbisaglia la festa votiva del Sacro Cuore. Ai lati del Sacro Cuore altri due affreschi del Pavisa: la Crocifissione e l’Ultima Cena.

Nella seconda cappella a sinistra dall’ingresso, la Vergine del Rosario, opera che imita la Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto conservata a Cingoli nella chiesa di San Domenico. La tela, datata 1577, raffigura la Madonna in trono con il Bambino, circondata dalla rappresentazione dei 15 misteri del Santo Rosario, legati fra loro da una corona. La tela conservata sulla sinistra della stessa cappella rappresenta la Madonna circondata dai santi patroni di Urbisaglia: papa San Pio V, San Lorenzo martire, San Giorgio e San Marone.


Chiesa dell’Addolorata

E’ la chiesa più antica esistente nel centro storico. Non si conosce con precisione quando sia stata edificata, ma le sue forme architettoniche la fanno risalire al XV sec. circa. Dai documenti storici risulta che questa era la sede della pievania di S. Lorenzo prima della costruzione della Collegiata di S. Lorenzo del 1800. Nel 1828 la chiesa, non più sede parrocchiale, fu acquistata dalla Confraternita dell’Addolorata, che le attribuì il nuovo nome e ne fece la propria sede. L’edificio è costruito con mattoni a faccia vista, con contrafforti di sostegno alla struttura sul lato nord. Lo stile della costruzione richiama nella sua architettura la coeva Chiesa della Maestà. Il portale in pietra bianca è di origine romana, quasi certamente proveniente da un arco trionfale. La facciata ha subito un rifacimento nel 1886 quando, per allineare gli edifici del corso, fu arretrata di circa 1,5m. In quella occasione il rosone da circolare fu reso semicircolare. L’interno è ad una sola navata, il tetto è a copertura lignea a capriate. Alle pareti si aprono cinque nicchie, che corrispondono alle strutture di rafforzamento esterno. Gli affreschi, recentemente restaurati, risalgono ai primi del ‘500. Sulla parete a sinistra dall’ingresso:

§         Battesimo di Cristo con San Giovanni.

§         Madonna col Bambino seduta in trono con San Sebastiano e San Rocco. In un riquadro sotto l’affresco, una scritta ricorda un evento straordinario accaduto il 14 giugno 1530 ad Urbisaglia .

§         Quadro su tela ad olio raffigurante la Madonna di Loreto con Sant’Antonio da Padova e Sant’Antonio Abate. L’autore, Giuseppe Locatelli nato a Mogliano nel 1751 e morto a Tolentino nel 1828, dipinse l’opera prima di essere chiamato a Milano da Napoleone Bonaparte.

§         Sant’Antonio Abate in trono con gli angeli. Nei riquadri superiori l’Annunciazione e a fianco, storie di Sant’Antonio.

§         Santa Lucia e San Rocco.

Sulla parete a destra dall’ingresso:

§         Madonna in trono con il Bambino. A fianco un frammento di ex voto.

§         Santa Caterina d’Alessandria, Sant’Antonio da Padova e Santa Lucia.

§         Quadro su tela raffigurante la Madonna di Loreto in volo con la Santa Casa , Sant’Antonio e Mosè.

§         Madonna in Gloria con il Bambino, San Catervo con in mano la città di Tolentino, San’Antonio da Padova ed un santo non distinguibile, probabilmente San Nicola da Tolentino.

§         Deposizione con Padreterno in alto e San Giovanni a destra. A fianco frammenti dei Misteri del Rosario.

Sulla parete di fondo, sopra le porte laterali all’altare, a sinistra la Vergine della Purità col Bambino provenienti da una chiesa scomparsa (sec. XV), a destra un dipinto a tempera del tardo ‘800 raffigurante Sant’Andrea d’Avellino. La chiesa è dotata anche di un gruppo ligneo dell’800, utilizzato nella processione del Venerdì Santo, raffigurante i personaggi della Passione: Gesù Morto (sotto l’altare), la Vergine addolorata, San Giovanni e Santa Maria Maddalena .


 

 

Porta Trento e Porta Piave

Le mura di Urbisaglia medievale erano interrotte da due porte ogivali, Porta Piave (già denominata Porta Fiastra perché si affaccia sulla valle del Fiastra) e Porta Trento (già Porta Entogge, dalla valle del torrente Entogge). Quest’ultima, con una ghiera in cotto, è ad arco acuto e parzialmente interrata. Imponente il fornice che delimita uno spazioso vano con volta a botte. Le porte avevano la funzione di isolare il paese durante la notte e quando scoppiavano casi di epidemia. In questo caso restava aperta solo Porta Piave (Fiastra), nella quale le guardie cittadine dovevano effetuare severissimi controlli ai forestieri che si presentavano, sotto la rigida reponsabilità di due deputati eletti dal Consiglio Comunale.

Ancora visibili all’interno della porta i cardini per la chiusura e, a destra della fonte, un piccolo sportello in metallo appartenente al sistema di illuminazione stradale ad olio istituito nell’800: all’interno dello sportello, tenuto chiuso a chiave, veniva agganciata la catena che sosteneva la lampada; la catena veniva sganciata quando si doveva abbassare la lampada per rifornirla d’olio. Le porte erano difese da torrioni, alienati dal Comune nel sec. XIX ed abbattuti per edificare le abitazioni dei nuovi proprietari. Sulle porte erano collocati, per tradizione, gli stemmi del papa regnante e della comunità, raffigurante San Giorgio che uccide il drago.


Sacrario dei Caduti -Museo delle Armi e delle Uniformi Militari 

Il Sacrario dei Caduti di tutte le Guerre, voluto dall’Associazione Reduci e Combattenti di Urbisaglia, fu costruito sul sito di una antica chiesa dedicata a San Biagio. Le testimonianze più antiche risalgono al 1195 quando, dagli Annales Camaldulenses, la chiesa di San Biagio di Urbisaglia risulta alle dipendenze dell’Abbazia di Fonte Avellana (in provincia di Pesaro Urbino). Nel 1663 il vescovo di Macerata ne ordinò la demolizione a causa del forte degrado, e nel 1771 venne ricostruita dai Gesuiti che risiedevano presso l’Abbazia di Fiastra. Passata di proprietà della famiglia Giustiniani Bandini,venne succcesivamente donata al Comune di Urbisaglia dalla contessa Maria Sofia Gravina Giustiniani Bandini.

Il Museo delle Armi e delle Uniformi Militari, allestito all’interno del Sacrario, raccoglie cimeli di guerra di notevole interesse che risalgono, fra l’altro, all’epoca dello Stato Pontificio, della battaglia di Castelfidardo e della Prima Guerra Mondiale.


Chiesa di S. Maria del Massaccio

La chiesa di S.Maria del Massaccio, o chiesa della Maestà, è dal punto di vista pittorico il gioiello più notevole di Urbisaglia. Il nome di Maestà le deriva dall’omonima denominazione che designa le edicole sacre poste vicino alle strade. In questo caso l’edicola fu ricavata su un rudere romano, forse un imponente monumento funerario, ancora ben visibile all’esterno. Secondo la tradizione in questo luogo, nell’anno 1429, apparve la Madonna : in cambio della costruzione di una chiesa in suo onore ella promise la liberazione dalla peste che imperversava in quel tempo ad Urbisaglia. All’interno della chiesa le figure ricorrenti negli affreschi ed i numerosi ex voto sembrano avvalorare l’ipotesi che la costruzione della chiesa sia legata ed una epidemia di peste. La quasi totalità degli affreschi infatti furono realizzati per grazia ricevuta e per invocare l’intercessione dei Santi protettori dalla peste (Santi Sebastiano e Rocco).

Le immagini, che furono fatte dipingere a scopo devozionale, ripetono gli stessi temi e gli stessi schemi iconografici, mettendo in evidenza la firma del committente piuttosto che quella dell’autore (sono firmati dall’autore soltanto il San Sebastiano dipinto di fianco alla Vergine all’interno dell’abside e la Sacra Conversazione sulla parete Nord).

Parete Sud:

§         Gruppo di tredici ex voto. Dipinti sugli spazi rimasti liberi nelle pareti, seguono uno schema fisso: la Vergine con il Bambino assistono da una nube coloro che li invocano.

§         Crocifissione. I personaggi ai piedi della croce recano ciascuno uno strumento del martirio (chiodi, lancia, canna con spugna e tenaglie).

§         Pietà attribuita a Stefano Folchetti di San Ginesio.

§         Affresco quasi completamente illeggibile, riporta in basso piccoli devoti in preghiera che richiamano l’iconografia della Madonna della Misericordia.

§         Madonna con Bambino e Sant’Anna.

§         Madonna del Soccorso con San Nicola da Tolentino. La scena è legata alla novellistica medievale: la mamma promette il figlio particolarmente vivace al diavolo, ma quando questi viene a prenderlo, ella invoca la Madonna per non consegnarlo. Questo affresco ritrae la Madonna in atto di cacciare il diavolo con un bastone, la madre inginocchiata che invoca soccorso ed il bambino spaventato. La perdita di colore della figura del diavolo non appare casuale, piuttosto sembra indicare una precisa volontà di cancellarlo.

§         Madonna con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano. Questo affresco, come rivela l’iscrizione ai piedi della Vergine, fu commissionato da due persone: uno fece dipingere la Madonna col Bambino, l’altro i due Santi.

§         Gruppo di quattro ex voto. Nel secondo da sinistra la presenza di un monaco bianco lascia pensare ai monaci cistercensi dell’Abbazia di Fiastra. Nella nube, insieme alla Madonna, compaiono San Sebastiano e San Rocco.

§         San Rocco. Vissuto nel sec. XIV, protettore dei pellegrini e degli appestati, viene raffigurato con l’abito del pellegrino caratterizzato dalla corta mantella. Egli mostra un bubbone della peste sulla coscia: era il primo segnale della malattia.

§         San Sebastiano. Vissuto nel III sec., venne condannato a morte a causa della propria fede tramite il supplizio delle frecce. Sopravvissuto alla pena, fu successivamente flagellato a morte. La sua figura è legata alla peste perché per sua intercessione fu debellata la pestilenza del 680 a Roma.

§         San Rocco. L’affresco, come quello di San Sebastiano sulla sinistra, ne ricopre un altro dello stesso soggetto.

§         Madonna in trono con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano.

Parete Ovest:

§         Madonna con Bambino e i Santi Sebastiano e Rocco.

§         Santo Stefano. Il santo, primo martire cristiano, è raffigurato con una pietra sulla la testa che simboleggia la morte per lapidazione.

§         San Rocco e Sant’Antonio abate. L’affresco, incorniciato da un motivo che imita il marmo, è datato 1506.

§         San Sebastiano alla colonna. Ai piedi del santo l’iscrizione del committente.

§         Gruppo di sei ex voto. Da notare, nel primo e terzo riquadro in alto, scene di situazioni pericolose legate a lavori domestici e agricoli per le quali si invoca l’aiuto della Vergine.

§         Gruppo di cinque ex voto.

Parete Nord:

§         San Nicola da Tolentino.  Importante santo taumaturgo nacque nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano (Mc).  Fu monaco agostiniano e morì a Tolentino nel 1305. Si riconosce dal giglio e dal sole rappresentato sull’abito.

§         Frammento di ex voto.

§         Sacra Conversazione. Raffigura la Madonna col Bambino, un santo monaco e San Rocco inginocchiato. L’affresco riporta il nome del committente e la data 1525. La scena è realizzata all’interno di una elaborata cornice architettonica. Tra le foglie di acanto del fregio sottostante la firma dell’autore Marchisiano di Giorgio.

§         Frammento di ex voto.

§         San Sebastiano.

§         Madonna adorante il bambino.

§         Madonna con Bambino e San Rocco. La figura di San Rocco sulla destra sembra sia stata aggiunta a lavoro iniziato. Sullo sfondo gli usuali drappi decorati.

§         Santi Sebastiano e Rocco. I santi si trovano all’aperto davanti a due drappi che ne esaltano la figura. San Rocco che indossa il mantello in un’inedita versione, porge a San Sebastiano un cappello rosso.

§         San Rocco.

§         Santa Lucia.

§         San Domenico. Il santo è ritratto nell’atto della predicazione con il libro aperto.

Parete Est:

La parete Est presenta gli affreschi di maggior pregio artistico. Da sinistra l’Adorazione dei Pastori, al centro Dio Padre, a destra una Annunciazione.

L’Adorazione dei Pastori ha sullo sfondo un imponente edificio con archi e colonne che fa pensare alla struttura del vicino anfiteatro romano. Nella stalla si scorgono il bue e l’asinello mentre fuori San Giuseppe la Madonna ed i pastori adorano il Bambino, disteso a terra e con il capo appoggiato ad un covone di grano. Dall’esame delle figure presenti si evidenzia una diversità stilistica e la partecipazione di più mani al lavoro. Al centro dell’arco è raffigurato Dio Padre che sostiene il globo del mondo nella mano sinistra e lo benedice.

L’Annunciazione si presenta con una disposizione spaziale insolita: la Madonna è raffigurata all’interno di una stanza rinascimentale mentre l’angelo Gabriele, con le braccia conserte e privo di volto per un maldestro restauro del tetto, è dipinto ancora in volo nell’atto di scendere sulla terra.

  Interno della cappella

La cappella, chiusa da una pesante inferriata, è la parte più antica della chiesa, alla quale venne poi aggiunto il resto dell’edificio attuale. Al centro è raffigurata la Madonna della Maestà, l’affresco più antico della chiesa, che viene fatto risalire al Trecento. La Madonna tiene in braccio il Bambino che regge un uccellino sul dorso della mano destra. Alla destra del dipinto della Madonna vi è San Rocco, sulla sinistra San Sebastiano, datato 1437 e firmato da Gasparino da Parma. La cappella venne rivestita di stucchi raffiguranti le scene del Battesimo di Cristo e di San Giovanni Battista nel XVI secolo e fu coronata da una piccola cupola a pianta ellittica e a sesto ribassato.


Piazza Minerva

Piazza Minerva è un compendio di poetica, simbolismo e funzioni. Progettata dall’artista romano Giuliano Giganti, ha come motivo conduttore l’uomo raffigurato come sagoma, l’uomo geometrico, che ora esalta la tecnologia simboleggiata dall’automobile, ora stringe fra le braccia la nuvola come metonimia della natura.

La piazza impegna circa 2100mq e presenta una pavimentazione di fondo in pietre di porfido grigio: l’intero spazio è nettamente connotato come luogo destinato a raccogliere il movimento del sole e ad essere suo interprete.

Il centro della piazza è costituito dalla rosa dei venti, da cui si dipartono otto grandi sagome d’uomo, del tipo che si è descritto. La rosa dei venti segnala le direzioni intercardinali dette “venti”, poiché indicano le direzioni di provenienza dei venti i cui nomi sono scritti in nero nelle sue punte. La parte centrale della rosa riporta una scritta circolare che formula un’antica e sempre attuale domanda: “Che genere di speculazione si ricava dallo scorrere del tempo”. Un altro elemento importante di questa costruzione è l’orologio analemmatico. Questo tipo di orologio solare non utilizza un proprio stilo o gnomone predeterminato e istallato come elemento fisso. E’ la figura umana che, collocandosi nella casella corrispondente al mese corrente, funge da stilo e quindi, con la propria ombra, segnala l’ora solare del luogo.

Un ulteriore elemento che caratterizza piazza Minerva e la grande scacchiera che fa da cerniera tra la piazza e la scena del teatro. Il teatro, di forma semicircolare, può ospitare circa 500 spettatori. La cavea è limitata da una recinzione in cui sono istallate 30 figure, realizzate combinando triangoli di ferro zincati a caldo e saldati fra di loro negli angoli. Le figure si muovono da destra e da sinistra rispetto al centro presidiato da un grande triangolo, somma di tanti triangoli, e si librano liberamente per afferrare la luna, una nuvola, una casa, una tavolozza, giocando con candele, tenendo un’automobile, un arcobaleno, rincorrendo un pallone. C’è anche una figura acefala attorno alla quale ruotano 8 teste, a rappresentare la continua ricerca della propria identità.

Ai lati di Piazza Minerva Giganti ha collocato sette panchine zincato: ciascuna panchina è sorretta da una coppia di sagome-uomo. Ciasuna coppia è colta in una posizione diversa: riversa a terra, poggiata su una mano e su una gamba piegata a terra, oppure su un piede e con la gamba sollevata da terra, tutte a simboleggiare il legame dell’uomo con la terra e il suo progressivo distacco.