Il Parco Archeologico di Urbisaglia

Il territorio di Urbisaglia presenta diversi monumenti e diverse attrattive, che possono essere idealmente raccolti in tre ipotetici percorsi di visita.
Il primo itinerario è incentrato sul Parco Archeologico, che interessa l’area della colonia romana di Urbs Salvia e si estende su una superficie di circa quaranta ettari a cavallo della Strada Statale 78 (che ricalca l’antico percorso della Salaria Gallica), tra le frazioni di Convento a sud e Maestà a nord.
Partendo dalla base della collina, in direzione sud, l’impatto con il Parco è subito straordinario: appena fuori dalla cinta muraria, infatti, sorge un superbo Anfiteatro, uno dei meglio conservati nelle Marche nel suo genere.
Fatto erigere intorno all’81 d.C. da Lucio Flavio Silva Nonio Basso, generale di Tito, è di forma ellittica e occupa una superficie di circa 5000 mq.

L’edificio si conserva per tutto il suo perimetro fino all’altezza del primo ordine di gradini, comprendendo il primo livello dei Vomitoria, i corridoi che portavano direttamente alla gradinata superiore o inferiore della cavea. Nella parte esterna è evidente, in diversi punti, la mancanza del rivestimento, che rende visibile il nucleo cementizio interno, poiché i mattoni vennero prelevati in epoca medievale soprattutto per la costruzione del borgo di Urbisaglia e dell’Abbadia di Fiastra, come testimoniano le Carte Fiastrensi, una raccolta di 3194 pergamene conservate presso l’Archivio di Stato a Roma e contenenti atti testamentari, donazioni, norme disciplinari, e altri documenti che abbracciano sei secoli di storia del territorio.
Così come l’Anfiteatro, anche le vicine Mura costituiscono uno degli esempi di fortificazioni fra i più appariscenti e meglio conservati dell’intera regione. La loro costruzione risponde più che a necessità difensive, ad una volontà di autoaffermazione e auto-rappresentazione della città. Il circuito murario, lungo circa due chilometri e mezzo, ma oggi visibile solo in parte, prevedeva diverse torri di guardia, poste, l’una dall’altra, all’incirca alla distanza coperta da un tiro di freccia (quaranta metri).
Due erano le porte di ingresso dell’antica città: la Porta Nord, posta in fondo ad un cortile trapezoidale in modo da riuscire a colpire chi avesse cercato di superare la porta non solo di fronte o dall’alto, ma anche dai due fianchi, nei pressi della quale si trovano i resti di due monumenti funerari a torre, che contenevano l’urna sacra con le ceneri del defunto, e la Porta Gemina, posta fuori dal percorso di visita, sui ruderi della quale nell’800 venne costruita una casa colonica.
Oltrepassando la Porta Nord si raggiunge il complesso santuariale del Tempio-Criptoportico, che si affacciava sull’arteria stradale antistante e prospettava con grande effetto scenografico sull’area forense. Il Tempio, a pianta rettangolare con sei colonne sulla fronte, delle dimensioni di circa 16 x 30 metri, era dedicato alla Salus Augusta, intesa come divinità protettrice dell’imperatore, e di esso attualmente si conservano solo parte del podio e le tracce dei muri divisori interni.
Il Criptoportico, invece, risalente alla prima metà del I sec. d.C., è una struttura semisotterranea formata da quattro gallerie che circondano il tempio. Le gallerie erano interamente decorate ad affresco e il braccio meridionale, aperto alle visite, permette ancora di apprezzare le interessanti decorazioni pittoriche di età tiberiana, riferibili al III stile pompeiano e divise su tre fasce, delle quali quella superiore quasi completamente perduta.
A questo punto il percorso si sposta dall’altra parte della Strada Statale 78 dove, dopo aver attraversato la piazza forense, della quale recenti scavi hanno riportato alla luce un basamento probabilmente funzionale ad un monumento onorario ed un tempio minore, e continuando a salire lungo il percorso segnalato, si giunge ad una prima area terrazzata di cui si conserva il muro di fondo ovest, detto per la sua conformazione “Edificio a Nicchioni”.
In prossimità di questa struttura di contenimento, che permetteva il raccordo dei vari terrazzamenti sui quali era organizzata la città, si trovano i resti di un tratto stradale che costituisce l’unica via romana fino ad ora scoperta nell’area urbana.
Salendo ancora, svoltando a destra si costeggia la cinta muraria che riconduce rapidamente alla Statale 78, mentre proseguendo dritti si arriva in un secondo terrazzamento che ospita un bellissimo Teatro. Fatto costruire da Gaio Fufio Gemino negli anni precedenti il 23 d.C., è tuttora visitabile grazie ad un sentiero che attraversa la cavea e scende fino alla scena, attraversando un vomitorium e percorrendo una parte del corridoio anulare; le sue imponenti dimensioni testimoniano l’importanza di Urbs Salvia in epoca augusteo-tiberiana.
Se il teatro è l’ultimo monumento (o il primo, a seconda che si decida di iniziare il percorso dall’alto) del Parco Archeologico, sull’altro lato della strada si trova il Serbatoio, che serviva a raccogliere e far decantare l’acqua proveniente dall’Acquedotto, il quale attraversava l’area del paese proprio al di sotto dell’attuale corso principale, prima che defluisse lungo il sistema di distribuzione della città.
A circa duecento metri in direzione monti, attraverso la Porta Vittoria si accede nel centro storico del paese, che ospita, lungo Corso Giannelli, il Palazzo Comunale, la cui facciata conserva, murate, quattro interessanti epigrafi romane, due originali e due in copia, e, lungo la Traversa Piccinini, il Museo Archeologico Statale, nato come struttura espositiva legata tematicamente allo sviluppo della città romana e del suo territorio.