Urbisaglia nasce verso la fine del II secolo a.C., ma conosce il suo momento di massimo splendore nella seconda metà del I secolo d.C., quando diventa il principale punto di riferimento culturale, sociale e politico della Valle di Fiastra. La sua fondazione, o più probabilmente rifondazione, coinvolse una popolazione locale già presente. I Romani, infatti, non fondavano nuove città dal nulla, ma si insediavano in centri preesistenti dopo la conquista.
La città romana di Urbs Salvia era una città della
V Regio Augustea sulla via Salaria Gallica, posta all’incrocio di due importanti strade (quella che univa
Firmum a
Septempeda e
Ricina ad
Asculum), fu municipio iscritto alla
tribù Velina. In origine il popolo romano era formato dalle tre tribù dei Ramnes, dei Tities e dei Luceres, ma nel corso del tempo il loro numero aumentò fino a trentacinque, suddivise in quattro tribù urbane e trentuno rustiche. La Velina fu istituita per ultima, insieme alla Quirina, nel 241 a.C., dopo la definitiva conquista dei territori dei Piceni e dei Pretuziani.
Un elemento che rende Urbs Salvia unica nel panorama regionale è la presenza documentata dei
quattuorviri, attestata da due iscrizioni di età imperiale. Nei municipia dotati di cittadinanza romana, soprattutto dopo le guerre con la lega italica, questi quattro magistrati elettivi avevano il compito di amministrare la giustizia e gestire il potere esecutivo.
Dopo i lunghi anni delle guerre civili,
Ottaviano Augusto riportò la pace nell’impero, inaugurando la lunga stagione della
Pace Augustea, durante la quale il tempio di Giano Quirino rimase chiuso per molto tempo. Alcuni cittadini di
Urbs Salvia parteciparono attivamente all’ascesa politica di Augusto, ottenendo in cambio onori e incarichi di grande prestigio, fino a raggiungere le più alte cariche dello Stato romano, come il consolato.
In questo clima di stabilità, Urbs Salvia si affermò come un
vivace centro di scambi commerciali e di
attività culturali e ludiche. Tra l’età flavia e quella traianea la città visse una nuova fase di sviluppo urbano, testimoniata dalla costruzione dell’
anfiteatro e dall’ampliamento, o comunque da una profonda ristrutturazione, del
teatro, impreziosito dal suo elegante
porticus.
Personaggi della città, capaci di fare carriera fino al rango senatorio, contribuirono in modo decisivo all’abbellimento della città, finanziando importanti opere pubbliche come il teatro, l’anfiteatro, i templi, le mura, le porte urbiche, i portici, l’acquedotto e il sistema delle cisterne.
Le numerose lapidi rinvenute restituiscono un quadro dettagliato della vita cittadina, offrendo preziose informazioni su politica, legislazione, commercio, costumi, società e organizzazione familiare. Grazie a queste iscrizioni sono attestate diverse magistrature e cariche pubbliche esercitate a Urbs Salvia, tra cui
quattuorviri,
quinquennales,
aediles,
flaminica Salutis Augusta e
decuriones. Una lapide conservata a Tolentino, ma originaria di Urbisaglia, documenta inoltre l’esistenza di un
collegium fabrorum, associazione che le autorità romane tenevano sotto stretta sorveglianza perché spesso considerata un potenziale focolaio di disordine sociale o politico.